Brevissima storia della breve storia di Cisitalia

Era il lontano 1946 quando Piero Dusio e Piero Taruffi fondarono una piccola casa automobilistica che avrebbe rivoluzionato il design dell’automobile, sopratutto quella italiana. La Cisitalia nei suoi pochissimi anni di esistenza reale ha rivoluzionato il concetto di auto europea: ha portato in auge designer e progettisti, ingegneri e imprenditori, ha permesso lo sviluppo di tutta una generazione di GT e l’imporsi di un design senza tempo. Del resto quando un’auto viene definita scultura in movimento dal più importante museo d’arte moderna al mondo, qualcosa vorrà pur dire.

Come per molti costruttori del periodo, la prima vettura fu una piccola auto da corsa, la D46, motorizzata Fiat e iscritta alle principali gare nazionali. Il piccolo motore a 4 cilindri della 1100 poteva contare sulla revisione di Giacosa e Savonuzzi, arrivando così a sviluppare 62 cv. La prima competizione fu la Coppa Brezzi sul circuito del Valentino, a Torino, che vide schierate sette vetture Cisitalia, con a bordo alcuni tra i piloti più famosi del periodo, oltre ai fondatori: Biondetti, Chiron, Cortesi, Nuvolari e Sommers. La gara venne vinta da Dusio, ma nei due giri finali Nuvolari entrò nella leggenda guidando con il volante staccato dal piantone dello sterzo.

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Già nell’anno successivo venne ideata la Granturismo che porterà la casa nell’Olimpo dei Costruttori: la 202. Disegnata da Pininfarina, ma progettata da Dusio, Savonuzzi e Giacosa, rappresenta la nascita di un design destinato a crescere e svilupparsi negli anni successivi, trasformandosi in un canone apprezzato e diffuso in tutto il mondo. Nacque con questa vettura un nuovo modo di concepire l’automobile, nacque la piccola GT italiana. Il design influenzò così tanto le auto successive che un esemplare della Cisitalia 202 venne esposto al MoMA nel 1972, prima auto a fregiarsi del titolo onorifico di scultura in movimento. Pur non riuscendo a imporsi alla prima millemiglia del dopoguerra nel 1947, la 202 si dimostrò all’altezza -e superiore in affidabilità- delle altre due grandi case presenti con modelli completamente nuovi: la Ferrari 125s e la Maserati A6 GCS.

Come noto Piero Dusio si prodigò finanziariamente e politicamente per favorire l’uscita dalle prigioni francesi di Ferdinand Porsche e Anton Piëch, entrambi detenuti per crimini di guerra, ottenendo la stima e i favori di Ferry Porsche, all’epoca impegnato con il progetto della 356. Il connubio tra i due produttori stimolò la nascita della 360, pensata come vettura da gran premio per battere l’Alfa Romeo 158, all’epoca regina incontrastata delle corse. Il progetto vide la partecipazione dei maggiori ingegneri della casa di Stoccarda e di Carlo Abarth, ma non sortì i risultati sperati: il boxer da 12 cilindri, 1500 cm e ben 500 CV dovette fare i conti con la grave crisi finanziaria dell’azienda, ancora indebitata a causa del riscatto pagato. Dopo varie vicissitudini finanziare e numerosi tentativi di rinascita operati da Carlo Dusio, figlio del fondatore, l’azienda chiude definitivamente i battenti nel 1962.

Ci sarebbe ancora molto da dire, specialmente riguardo la 202 e le sue mille declinazioni, ma lo scopo dell’articolo era una umile panoramica della storia di una piccola casa di Torino che ha semplicemente migliorato il mondo con delle bellissime auto.
Simbolicamente, con l’ultimo fallimento Carlo gettò l’albero motore della 360 nel Po, ma più che navigare nei fiumi, le Cisitalia sono oggi tra le auto più ricercate e amate dai collezionisti di tutto il mondo. Il design superbo, la meccanica resistente e l’indubbio pedigree rendono queste vetture tra le più adatte alle grandi rievocazioni storiche e non è raro vederne correre ancora oggi alla 1000miglia, dove avrebbe meritato di vincere più di settant’anni fa.

Si ringrazia per le foto Pininfarina
E la si ringrazia anche per aver fatto la storia dell’auto con Cisitalia


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