Occorre ripeterlo anche quest’anno: il FuoriConcorso continua a crescere. E non soltanto nei numeri. La capacità di questo evento di attrarre automobili di primissimo ordine è ormai un’elemento che lo pone ai vertici tra gli eventi mondiali e ques’anno la quantità delle vetture esposte tra Villa del Grumello, Villa Sucota e Villa Olmo superava infatti di slancio quelle presenti a Concorso, pur non sfruttando ancora Villa Olmo, dedicata alla bella mostra fotografica di Newton.
E sebbene la formula del FuoriConcorso continui a oscillare tra intuizioni brillanti e qualche eccesso da showroom di lusso, l’atmosfera tra le tre ville ha ormai sviluppato una personalità autonoma e riconoscibile, molto milanese. Tema di quest’anno: Kraftmeister e un focus eccezionale sui capolavori dell’ingegneria tedesca.
E chi più di Mercedes-Benz poteva incarnare il concetto di Meister? Nel centoquarantesimo anniversario della Benz Patent-Motorwagen -probabilmente uno dei manufatti più importanti mai costruiti dall’uomo- era presente una replica perfetta dell’originale, rimasto prudentemente al museo di Stoccarda.
Ma il vero colpo d’occhio arrivava poco più avanti: una devastante concentrazione di Mercedes leggendarie capace di mettere in crisi qualsiasi appassionato, passando dai mostri eduardiani, alle supercar più moderne. Su tutte spiccavano una Mercedes-Benz 300 SLR e una Mercedes-Benz SSK ancora nella classica livrea bianca, affiancate da una delle Frecce d’Argento più intimidatorie mai costruite: la Mercedes-Benz W125 del 1937, mostro sovralimentato da 590 cavalli. Un dato che continua a sembrare assurdo ancora oggi, sopratutto considerando i 750kg di peso della vettura.
Affascinante anche la GP del 1906, pur senza un vero curriculum sportivo, mentre sul lato opposto della linea temporale facevano mostra di sé una Mercedes-AMG One e una Mercedes-Benz SLR McLaren 722 Edition. Quest’ultima sviluppa 680 cavalli: appena novanta in più della W125. Problemi che può avere soltanto un marchio con una storia lunga abbastanza da rendere relativa perfino la follia tecnologica.
Risalendo verso la starting grid si entrava poi nel regno dell’altro grande culto automobilistico di Stoccarda: Porsche. A prima vista assente la 911, in realtà in una sezione separata interamente dedicata alla sua evoluzione. Sotto gli alberi della villa si potevano invece ammirare autentici monumenti del motorsport come la Porsche 917 LH nella celebre livrea Hippie e una Porsche 962 con i colori Shell, entrambe accompagnate da un pedigree agonistico sufficiente a riempire libri interi. Ma le più magnetiche restavano forse una Porsche 718 RSK e una Porsche 908 LH: leggere, essenziali, perfino eleganti nella loro essenzialità.
Magnifica intrusa una BMW 328 Touring Coupé carrozzata da Carrozzeria Touring, sorella di quella che avrebbe poi trionfato alla 1000 Miglia del 1940 e concettualmente vicinissima all’esemplare vincitore del Concorso la domenica, quest’ultimo però con l’unica carrozzeria realizzata da BMW.
fortunatamente buona parte del resto dell’esposizione, eccezion fatta per la citata retrospettiva sull’evoluzione della 911 e per le straordinarie Audi da competizione, era dedicata al mondo delle auto customizzate, settore nel quale i tedeschi continuano a muoversi con la stessa discrezione di uno Stuka in picchiata. Tra le novità più interessanti spiccava una delle sole 24 Bizzarrini 5300 GT Corsa ricostruite utilizzando in larga parte componenti originali del 1965. Molto convincente anche il Land Rover Defender reinterpretato da TS: esterno forse eccessivamente modernista, ma abitacolo semplicemente spettacolare.
Grande attenzione anche per alcune Porsche Exclusive Manufaktur Sonderwunsch, soprattutto per gli interni, infinitamente più riusciti delle verniciature spesso oltre il limite del buon gusto. Piuttosto difficile da ignorare anche la Bentley Batur “Scarab”, con una tonalità verde metallizzata che sembrava progettata appositamente contro la tradizione del BRG.
Notevolissima invece la Pagani Zonda Cervino, ritorno dell’iconica Zonda presentata nel 1998 in una nuova veste commissionata da un facoltoso collezionista per omaggiare una delle vette più iconiche dell Alpi. L’auto è spettacolare nel più puro stile Pagani Automobili: dettagli maniacali, carbonio trattato come alta gioielleria e interni volutamente eccessivi, con uno spettacolare Pied-de-poule bianco e blu.
Con questo esemplare e la contemporanea presenza di una Pagani Zonda C12 S al Villa d’Este, la Zonda continua a occupare una categoria completamente sui generis. E forse detiene anche un primato curioso: essere stata presentata come modello nuovo a Villa Sucota e celebrata come auto storica al Concorso d’Eleganza, tutto nell’arco di una sola generazione di appassionati.
Per finire, due automobili che meritavano inevitabilmente di essere raccontate insieme: la storica Maybach Exelero e la nuovissima Brabus Bodo. Entrambe Hyper-GT. Entrambe interminabili. Entrambe nere. Vederle una accanto all’altra dava quasi l’impressione di assistere a un passaggio di consegne tra due diverse interpretazioni dell’eccesso tedesco. Forse per scaramanzia non sono state posta esattamente l’una di fronte all’altra, visto il desideriod i Brabus di realizzare qualche decina di questi mostri e di non fermarsi all’esemplare unico come per l’Exelero.
La Brabus, pur basandosi su Aston Martin, resta infatti profondamente figlia della cultura Mercedes nella sua idea di brutalità elegante: V12 da 1.000 cavalli, 1.200 Nm di coppia e un approccio estetico che sembra chiedere esplicitamente di liberare la corsia sinistra dell’Autobahn. Del resto, osservandola bene, non è difficile vedere anche un’eco della Vision Mercedes-Maybach 6. Solo reinterpretata con meno diplomazia e molta più cattiveria.




