C’è un filo rosso che attraversa la storia Porsche, dalla 550 Spyder alla 917, dalla 959 alla Carrera GT: la ricerca di una sportiva nella quale la tecnica non sia un fine in sé, ma lo strumento per raggiungere una certa forma, che poi sembra naturalissima. La nuova Mission S, presentata a New York il 15 ottobre, prova a raccogliere questa eredità e a tradurla in un linguaggio contemporaneo.
Più che l’anticipazione di un singolo modello, la concept rappresenta una dichiarazione d’intenti. Nell’ambito della strategia Sportwagenschmiede ’35, Porsche ha annunciato lo sviluppo di una nuova piattaforma per supersportive a motore centrale, destinate a occupare una posizione superiore alla 911. Non un’esercitazione isolata, dunque, ma il possibile punto di partenza per una famiglia di vetture che allargherà la gamma verso l’alto.
Il disegno, firmato dal gruppo di lavoro guidato da Tobias Sühlmann, nuovo responsabile del design della Casa, evita di recidere il legame con il passato. I parafanghi anteriori pronunciati, la linea del tetto e le proporzioni raccolte rimandano alla tradizione delle Porsche più celebri, mentre il frontale basso richiama la 911 GT1 e il profilo sotto l’alettone posteriore evoca la 959. Nella grande ventola collocata nella parte posteriore si riconosce invece un omaggio alla 917. Citazioni riconoscibili, ma integrate in una carrozzeria dalle superfici pulite e dalla forte impronta tecnica, pur non essendo dedicata esclusivamente alla pista.
È tuttavia nell’abitacolo che la Mission S esprime forse la propria idea più interessante. In un’epoca in cui gli interni delle automobili tendono a trasformarsi in ambienti dominati dagli schermi, Porsche sceglie di restituire centralità al guidatore, come già fatto da Bentley da alcuni anni. Cinque strumenti circolari, un contagiri analogico, interruttori fisici e comandi digitali convivono senza sovraccaricare la plancia. Persino il display centrale permanente viene meno: per navigazione e informazioni è previsto un supporto retrattile per smartphone.
Anche la presentazione ha un significato preciso. La Mission S è stata mostrata su un molo del Queens, a New York, nello stesso luogo in cui nel 1953 furono realizzate alcune delle immagini più celebri della 550 Spyder. Settantatré anni separano le due vetture, ma il messaggio è coerente: per immaginare il futuro.
