Chantilly Arts & Elegance 2026

Ci sono manifestazioni automobilistiche nelle quali le automobili sono soltanto il primo passo per costruire qualcosa di più ampio. Chantilly Arts & Élégance appartiene certamente a questa categoria e ne anzi l’esempio più riuscito. Il 13 settembre, nel bellissimo parco del Château de Chantilly, l’evento firmato Peter Auto ha nuovamente trasformato i grandi prati disegnati da Le Nôtre in un museo automobilistico, dove accanto alle automobili da concorso hanno trovato posto concept car, club, spettacoli equestri, moda, gastronomia e quella particolare forma di mondanità francese che trasforma un concorso in un garden party con una buona dose di sprezzatura.

Il risultato è una giornata nella quale si può passare da una Bugatti Type 35 del 1925 a una Lamborghini Miura SV, da una Ferrari 410 Superamerica a una moderna Bugatti Brouillard, senza che il salto temporale sembri poi così assurdo. È precisamente questo il merito di Chantilly: non cercare di mettere ordine nella storia dell’automobile, ma lasciarla scorrere davanti agli occhi. Grande neo di questa edizione è però l’aver lasciato morire -certamente a causa della fine della collaborazione con LePoint- la pubblicazione del libretto contenente la storia delle auto in concorso.

Il centro della manifestazione rimane naturalmente il Concours d’État, articolato in diverse classi e giudicato secondo criteri che comprendono rarità, storia, conservazione e qualità del restauro. I due principali riconoscimenti, distinti fra anteguerra e dopoguerra, sono stati assegnati a due automobili molto diverse ma accomunate da una presenza scenica difficilmente discutibile.
Il Best of Show anteguerra è andato alla Delage D8 SS del 1933, già vincitrice della classe dei coupé anteguerra, davanti all’Atalanta V12 Coupé Short Wheelbase del 1939 e alla Jaguar SS1 Airline del 1935. È una vittoria che restituisce centralità a una delle grandi marche francesi dell’età d’oro della carrozzeria, quando una Delage poteva ancora essere tanto una macchina tecnicamente sofisticata quanto un oggetto di grande eleganza. Ma è forse nella classe delle vetture aperte che si trova un’altra delle automobili più rappresentative dell’edizione: la Delage D8 Four-Seater Sport Tourer carrozzata da Chapron del 1931, che ha conquistato il primo premio davanti alla Talbot T15 Cabriolet e all’Amilcar CGS e che abbiamo già avuto la fortuna di ammirare a Villa d’Este. Due Delage dunque fra le protagoniste assolute della giornata, ma con caratteri molto diversi: il coupé premiato come Best of Show da una parte, la grande tourer aperta dall’altra.

Il mondo delle carrozzerie francesi è stato ulteriormente rappresentato dalla classe Delahaye in tutte le sue forme, vinta dalla Delahaye 135 MS Cabriolet Vedette di Chapron del 1947, mentre fra le vetture aperte più antiche la presenza di Bugatti, Rolls-Royce, Aston Martin e Talbot-Lago contribuiva a ricreare quel paesaggio automobilistico internazionale che Chantilly ricerca da sempre. Dedichero però un articolo a parte a queste splendide Delahaye, vista il buon numero di esemplari di razza anche nei club.

Dall’altra parte della storia automobilistica, il Best of Show postbellico è stato assegnato alla Ferrari 410 Superamerica del 1956. Anche in questo caso il premio non è arrivato per caso: la Ferrari ha vinto la propria classe, Automotive Art by Pininfarina, davanti all’Alfa Romeo Tipo 256/6C 2500 Super Sport del 1939 e alla Lancia Aurelia B20 GTS del 1957. La 410 Superamerica rappresenta uno dei momenti nei quali Ferrari cercava di trasformare la propria esperienza sportiva in una vera automobile da gran turismo di lusso, con il grande V12 Lampredi da 4,9 litri e una carrozzeria Pininfarina particolarmente spettacolare.

Non meno interessante la classe delle barchette da endurance, vinta dalla Ferrari 166 MM Barchetta del 1949, davanti alla Jaguar D-Type e alla Cisitalia 202 SMM Nuvolari Spyder. È uno di quei confronti che spiegano bene perché un concours come Chantilly riesca a interessare contemporaneamente il collezionista, lo storico e il semplice appassionato: automobili nate per correre vengono giudicate qui anche come esercizi di forma, proporzione e conservazione.

Fra le altre vincitrici spiccano la Porsche 904 GTS del 1964, prima nella classe delle vetture in condizioni originali, la Bugatti Type 35 del 1925, vincitrice fra le Bugatti da competizione, e la AC Cobra 289 del 1963, che ha prevalso nella classe Ford & Shelby dedicata ai miti americani. La Alfa Romeo SZ Coda Tronca del 1962 ha invece conquistato la classe dedicata a Ercole Spada, mentre la Matra MS 650 del 1971 si è imposta fra le vetture originali del Tour de France Automobile.

Una celebrazione particolare è stata riservata alla Lamborghini Miura, che a sessant’anni dalla presentazione continua a essere una delle automobili più riconoscibili della storia. La classe dedicata all’anniversario è stata vinta da una Miura SV del 1972, seguita da una Miura S del 1970 e da un’altra SV del 1972. Anche qui, più che la semplice ricorrenza anagrafica, è stata l’occasione per osservare da vicino alcune delle diverse interpretazioni di quella che rimane una delle forme fondamentali dell’automobile italiana.

Poi c’è la parte contemporanea, che a Chantilly non è mai scontata, ma che quest’anno ha visto la partecipazione di soli 4 esemplari. Il Best of Show Concept Cars, Restomods & One-offs è stato assegnato alla Bugatti Brouillard, prima creazione della nuova serie di automobili uniche del marchio francese. La sua presenza porta nel presente la stessa idea di automobile speciale che anima molte delle vetture storiche parcheggiate pochi metri più in là: produzione limitatissima, forte personalizzazione e soprattutto la volontà di trasformare l’automobile in un oggetto irripetibile.

La giornata, tuttavia, non si esaurisce nel Concours d’État. Il Grand Prix des Clubs è una parte essenziale della formula di Chantilly: le automobili dei club vengono presentate all’interno di un vero e proprio Garden Party, dove non conta soltanto la qualità delle vetture, ma anche la cura dell’allestimento, la varietà della selezione e l’interpretazione del picnic sul prato. Nel 2026 lo spazio dei club ha inoltre registrato un record di partecipazione, secondo quanto comunicato dall’organizzazione.

E mentre le automobili sfilano davanti alla tribuna, il resto del Domaine continua a vivere. Il programma prevedeva visite al castello e alle mostre d’arte, passeggiate in barca sul Grand Canal, carrozze trainate da cavalli, voli in mongolfiera, musica, spettacoli per bambini e, naturalmente, lo spettacolo equestre. Nel pomeriggio il programma raggiungeva il suo momento più teatrale con il corteo delle concept car, seguito dalla consegna dei Best of Show e, prima ancora, da uno spettacolo pirotecnico.

Non è stata certamente l’edizione con il miglior parterre di auto in competizione -ricordo la mitica edizione del 2017, con 3 GTO e qun’Atlantic…- ma l’evento continua a migliorare e a maturare, confermandosi ogni anno un punto di riferimento assoluto per tutti i concorsi europei.


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