Non si tratta dell’anticipazione di un modello destinato direttamente alla produzione, neanche in serie limitata come la 33, bensì di un manifesto stilistico e tecnologico che indica alcune delle direzioni future del Biscione. Una visione che guarda a una gamma articolata, con vetture lunghe fino a 4,7 metri e differenti soluzioni di propulsione, mantenendo al centro il piacere di guida.
Il progetto si fonda sulla cosiddetta «Bellezza Necessaria»: un principio che invita a eliminare il superfluo, lasciando che proporzioni, superfici e materiali definiscano l’identità dell’automobile. Il risultato è una coupé 2+2 lunga 4.700 mm, larga 1.980 e alta appena 1.331 mm, con passo di 2.930 mm e peso dichiarato di 1.750 kg.
La silhouette cerca di combinare l’eleganza di una Gran Turismo con la presenza scenica di una supercar. Il profilo a cuneo conduce lo sguardo verso la coda tronca, riferimento storico della ricerca aerodinamica Alfa Romeo, mentre il frontale reinterpreta il trilobo e lo Scudetto con una firma luminosa contemporanea. Il lunotto posteriore riprende la forma dello Scudetto, in un gioco di rimandi che evita di affidarsi soltanto alla nostalgia. Lateralmente, coi finestrini così alti rispetto al tetto, può ricordare il prototipo della Brera di Giugiaro.
Anche l’abitacolo sviluppa il dialogo fra tradizione e innovazione. Quattro sedili singoli, una plancia sottile ispirata alle due generazioni della 33 Stradale e il Cannocchiale Vivente, strumentazione capace di modificare fisicamente la propria configurazione, pongono il guidatore al centro dell’esperienza. Le modalità Cruise, Sport e Quadrifoglio promettono differenti livelli di coinvolgimento. Anche se, non andando produzione: che senso hanno?
Sul piano tecnico, Cuorerosso immagina un futuro multi-energy, dal full electric alle diverse forme di ibridazione. Fra le ipotesi più prestazionali figura un V6 2.9 full hybrid con trazione integrale Q4, senza che ciò costituisca una specifica definitiva per un ipotetico modello di serie, pertanto: che senso hanno?
Al netto del bellissimo frontale, il resto dell’auto davvero non ci convince, così come non ci convince la ragione della sua presenza a Parigi: difficilmente potrà prestare alla prossima Giulia qualche elemento in più dei fari e, per quanto riguarda i motori, si è detto tutto e niente. Temiamo che, più che un manifesto programmatico, la Cuorerosso sia un bel lavoro nei ricchissimi archivi Alfa Romeo tra i modelli che non han mai visto la luce.
