Brescia-Roma-Brescia

Come ogni anno a Brescia si ritrova la crème de la crème dellautomobilismo storico internazionale. Beh non proprio tutta, quella fino al 1957. Perché salvo rarissime eccezioni -una 250 Testarossa nel 2015 per esempio- è quella la fatidica data entro cui deve essere prodotta una macchina per prender parte alla corsa più bella del mondo- e non prima del ’27, data della 1000miglia inaugurale, vinta da una OM -e tuttora il marchio ha diritto ad aprire la carovana.

Alla partenza ci saranno ben 450 vetture, appartenenti a ben 73 case diverse, che si contenderanno la celebre coppa. La marca più rappresentata è FIAT che schiera ben 49 auto, seguita da Alfa Romeo con 45, Jaguar con 35, Lancia e Mercedes con 33 -di cui 23 300 sl- e Porsche con 30. Sono ben 30 le marche presenti con un solo esemplare, per la maggior parte sono produttrici di quelle ecceterine che hanno reso cosi popolare la 1000miglia nell’Italia degli anni ’50. quasi un quarto delle vetture partecipanti hanno partecipato a edizioni dell’originale 1000miglia.

La corsa parte per la prima volta di mercoledì, scelta azzeccata visto lo splendido tempo. Con 450 vetture alla partenza, più di 100 Rosse per il Ferrari Tribute e quasi altrettante frecce d’argento per il Mercedes Tribute -più centinaia di veicoli di supporto e assistenza- la carovana parte da Brescia per dirigersi a Cervia, fine della prima tappa.

Dopo aver seguito tre tedeschi -sulle rispettive Opel gt- e aver parcheggiato la Morgan in una traversa di Viale Venezia, appena dopo la partenza, inizia il Tour de force tra le splendida vie e viette di Brescia. Percorrendo nel senso della gara il citato viale si arriva a piazza Arnaldo da Brescia che ritto in cima al suo bel monumento, con saio consunto e croce che punta al cielo, genera con la gente che si affolla e mangia ai bordi della strada il primo contrasto della giornata.

La gara dei contrasti

Come non potrebbe essere cosi: auto da svariati milioni di euro parcheggiate con noncuranza ai bordi di strette strade ciottolate. Drappelli di curiosi che fotografano e chiedono autografi a celebrità più o meno note che difficilmente sarebbero avvicinabili quotidianamente. Equipaggi di tutti i tipi alle prese con auto nate ben prima di loro: da seri tipi corsaioli che credono di dover competere con Moss e Taruffi, ad affettati guidatori e relativa compagna pronti a una passerella di sole. Questi gli estremismi, fortunatamente rarissimi: nel mezzo si trovano infinite sfumature di appassionati.

Ma il team per eccellenza, anima della 1000miglia, quello che secondo il nostro modesto parere incarna al meglio lo spirito della competizione, è la coppia di amici -o padre e figlio- che vestiti abbinati tra loro -e i più professioni riescono anche con la macchina- battono il cinque ai bambini, suonano a caso il clacson – che sembra sempre una sinfonia di Beethoven diretta da Furtwängler- e appena possono premono a fondo il piede destro. Solitamente questi tipi corrono con le auto più estreme consentite: o su una piccolissima e stupenda ecceterina senza parabrezza e con la cilindrata di un bicchiere, o su di un enorme mostro prebellico -solitamente Bentley e Mercedes.

 

Arrivando dal Viale, ci si ritrova subito nella tana del lupo, il quartie generale della Casa di Stoccarda. Con le 300sl in fila, qualche ssk e le tre punte dell’attuale stella: amg-gtr, project one e cls amg-gtr. Un caloroso ben venuto. Addentrandosi in piazza Italia e nelle viuzze si scoprono altri gioielli: Ferrari, Lancia, Porche, Bentley… tutte messe li come per caso. Tornando alla partenza per ammirare le vetture non si può non rimanere impressionati dall’atmosfera che si va creando per quelle stesse strade percorse poco prima: barriere assenti, persone ai margini della strada e al centro dell’azione, profumo di benzina… ci si ritrova immersi in una foto degli anni ’50. In una spendida foto. Sullo sfondo due OM che ingranano velocemente la seconda, diventano più grandi, sempre più grandi, fino a quando ci sfrecciano davanti tra gli applausi generali.

La corsa più bella del mondo inizia

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Il bello è però al di la della bandiera a scacchi, tra gli equipaggi, tra le decine e decine di auto che occupano contemporaneamente la carreggiata. Con il signore che si complimenta in dialetto con il tedesco, l’inglese e anche l’olandese. Tanto il bresciano è intellegibile anche solo dall’intonazione. Anche il sempiterno pollice verso del pilota di turno è facilmente comprensibile. Tra le scene migliori e più caratteristiche non si possono non citare le famiglie di una dozzina di persone intente a spingere auto da poche centinaia di kili e quelli che se ne stanno seduti di traverso su una bella Gullwing con la portiera alzata, assorti con noncuranza nel riflettere sul senso della vita.

E dunque non si può cogliere lo spirito della 1000miglia se non in mezzo a quelle auto fumanti, a quella splendida babele di piloti e copiloti e semplici spettatori. Nel mezzo della capitale o di paesini sperduti in campagna, tra migliaia di persone che spostano la testa all’unisono come in una scritta di tennis o sulla stretta curva in collina, con tre sedie e i rispettivi antichi proprietari, con bicchiere in mano, che con lo sguardo fisso all’ingresso del “loro” settore, ricordano quando erano ragazzi e si arrampicavano sugli alberi per vedere i loro campioni. Adesso sarebbe impensabile, ma grazie a Dio c’è ancora chi cerca appiglio stando abbracciato a qualche lampione. Non sono solo le auto che rendono questa manifestazione unica, è il modo in cui vengono vissute.

 


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