Abadal, ovvero Spagna-Belgio-America

Francisco Serramelera y Abdal è un nome ben poco conosciuto nell’ambito della storia dell’automobilismo. Non del tutto a torto. La sua azienda è stata attiva per circa 28 anni -in realtà notevolmente meno se teniamo conto di periodi in cui si limitava a import-export di auto straniere- nella prima metà del secolo scorso. La produzione si attesta su poche centinaia di vetture, poche anche per l’epoca. Eppure questa azienda possiede un record piuttosto difficile da battere senza diventare ridicoli: lo avrete certamente già indovinato, è la prima azienda automobilistica in ordine alfabetico, dunque non potevamo partire che da lei per iniziare un lungo percorso che si snoderà tra alcune delle meno conosciute -e spesso più curiose- Case scomparse, finite, fallite, di cui a volte non possediamo che un esemplare a testimoniarne la gloriosa esistenza. Concentriamoci quindi su questo piccolo costruttore spagnolo e scopriamone l’affascinante storia, composta da teste coronate, uno dei marchi più lussuosi del mondo, una guerra mondiale e un grande gruppo americano.

Come molto spesso accade per le piccole aziende, tutto il microcosmo che ruota attorno alla Abadal ha il suo centro nella figura del fondatore che, per brevità, chiameremo come erano soliti chiamarlo i suoi amici: Paco Abadal. Dopo una rapida carriera carriera come corridore sportivo, Paco si trova ad essere concessionario per Barcellona di Hispano Suiza, una posizione decisamente importante, tanto che fu con ogni probabilità lui stesso a presentare la Casa ad Alfonso XIII. Al re dovette piacere notevolmente, poiché uno dei modelli successivi nella storia del costruttore ispano-svizzero porta proprio il suo nome. Ma, come spesso succede, a vedere i successi degli altri si inizia a desiderarne di propri.

Una Abadal 24 HP, foto di Michael Gaylard

Non deve sorprendere che un pilota dalla fama già consolidata decidesse di giocarsi una carriera certa entrando nell’agone come costruttore. Sorprende però che buona parte del lavoro venga affidato a un’azienda belga, l’Imperia. Curioso e poco avveduto, poiché già a due anni dall’apertura si dovette registrare l’inevitabile chiusura della fabbrica a causa dello scoppio del sopracitato conflitto mondiale. Fortunatamente per Paco i tempi per la produzione cent’anni fa erano ben più rapidi di quelli attuali e tra il 1912 e il 1914 vennero presentate diverse auto: una 4 cilindri da 18 o 24 HP e una 6 cilindri da 45 HP, quest’ultima godette, nel breve tempo in cui venne prodotta, di ottima fama, in buona parte conquistata in un’estenuante prova da ben 20.000 km, in cui nessun pezzo dovette essere sostituito. Sembra che Paco avesse ben imparato la lezione dell’Hispano-Suiza, eppure le ben più stravaganti auto presentate nel 1913 -con motore da 15,9 HP- non ottennero il riconoscimento sperato. Appena lanciata l’azienda stava già per frenare, la Storia contribuì a renderla una frenata il più brusca possible.

Una rarissima Abadal-Buick, auto da corsa in buona parte di vecchia concezione, ma ancora in grado di competere nelle massime gare europee. In foto di apertura al GP del Belgio

Con lo scoppio del conflitto e la sospensione della produzione da parte di Imperia, Abadal decise di fare qualche passo indietro e di puntare tutto sulla costruzione delle carrozzerie, un mercato che cominciava ad assumere importanza. Oltre a questo cambio di strategia, Paco rispolvera le sue naturali doti di venditore e appronta una fortunata partnership con Buick. Lungi dall’essere un semplice rapporto commerciale, la collaborazione portò anche al comune sviluppo di alcune auto da corsa, tra cui la Abadal-Buick, che ottenne apprezzabili risultati sportivi. Mentre la relazione con GM cresceva ed aumentava di importanza, riacquistando il carattere di rappresentanza che aveva avuto per Abadal quello con Hispano-Suiza, il conflitto veniva meno e l’Imperia riuscì a produrre ancora 170 vetture prima di interrompere definitivamente la Casa spagnola nel 1923.

Gli ultimi anni per la Abadal furono segnati dall’ormai centrale relazione con il colosso americano, ancora nel 1930 si assisterà alla presentazione di un prototipo, ma sarà l’ultimo. La storia di questo piccolo costruttore è rappresentativa e paradigmatica di tutta una serie di storie -alcune coronate dal successo- che affondano le proprie radici nella Belle Époque, crescono nei ruggenti anni ’20 e muoiono con la crisi del ’29.


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