Lamborghini Siàn FKP37

Nome curioso, sempre spagnolo, ma certo non all’altezza dei reboanti Miura, Diablo, Aventador, Reventon… Se ne potrebbero citare parecchi, con un suono pieno, qualche R, poche o nulle S. Sian è più dolce, delicato, oltre a ricordare uno stato che fu, piuttosto che un toro da corsa. Anche il colore non è il tipico arancio, rosso, azzurro con la bandiera italiana sul cofano e l’alettone, non è neppure verde acido fosforescente: sembra il verde pisello smorto che si vede ogni tanto su qualche Panda, ma bisogna far pur capire che è un’auto elettrica! Del resto è nota l’affezione dei clienti Lamborghini per l’ecologia e la parsimonia nei consumi. Ma ci stiamo facendo trarre in inganno anche noi, plug-in in questo caso significa solo più potenza, senza dover fare ricorso al turbo, ai 785 cv dell’aspirato il motore elettrico aggiunge ben 34 cv! Proprio cosi, trentaquattro. Occorre dire che la stampa è un po’ smemorata e si sbraccia per festeggiare l’auto ibrida Lamborghini, quando già un’altra grande auto, quella sì, come l’Asterion, tutta elettrica, sfoggiava ben altra grinta. Ma l’Asterion è rimasto un prototipo di questa verranno costruiti 63 esemplari. Questo fa capire la differenza in difficoltà tecnica tra produrre una supercar elettrica e un’ibrida con 34 cv in più.
Non staremo qua snocciolare i numeri che sono sempre gli stessi, cavallo più cavallo meno, ci interessa cogliere l’essenza di una vettura che, pur facendo furore sulla stampa e oscurando anche la F8 Tributo, non entrerà certo tra le serie limitate favorite della casa del toro. Il perché è elementare: non sembra una Lamborghini: non parliamo ovviamente solo del colore, tutta l’auto trasuda una essenza che non appartiene alla casa, sembra più una Lykam. E tuttavia solo una Lamborghini potrebbe farci esprimere così contrastanti pareri: da un alto ammirazione per la sfida che la Casa si lancia ogni anno, dall’altro delusione per quelle -poche a dire il vero- volte in cui non mantiene le aspettativa. E’ il rischio che si corre a voler produrre così tante vetture speciali: o ci si ripete o a lungo andare la necessità di stupire precederà la robustezza e l’esperienza del marchio, ignorando la tradizione e abbandonando al suo destino l’essenza delle auto, la loro anima. Lamborghini Pregunta? Il design morbido e le forme generose non erano minimamente imparentate con l’allora auto in produzione, la Diablo. Era un tentativo di immaginare un futuro che grazie a Dio non si è realizzato. Lamborghini 5-95 Zagato? Un omaggio mal riuscito alla Diablo, con un destino che univa il layering, piaga sociale dei nostri giorni, alle forme spigolose degli anni ’80 e ’90. Evidentemente la colpa non è della povera Diablo, un’auto che adesso nessuno definirebbe bella, ma che tutti identificherebbero con una Lamborghini, la colpa è del desiderio di voler uscire dagli schemi e poi volerci rientrare per uscirne un’ultima volta. La danza che Lamborghini fa tra passato e futuro a volte porta  risultati magnifici, a volte a vetture che difficilmente saranno ricordate con piacere fra cinquant’anni.

Nota molto positiva di questa serie limitata è il nome completo, in cui la sigla FKP37, significa Ferdinand Karl Piech, nato nel 1937 e sfortunatamente venuto a mancare la scorsa settimana.


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