Bugatti Centodieci, un omaggio ben riuscito

Raramente gli omaggi alle vetture del passato hanno successo, ancora più raramente riescono ad entrare in produzione. A quel punto pochissimi raggiungono numeri che possono almeno coprire l’investimento, ma la pubblicità al modello in produzione, all’heritage e al marchio è garantita. Non è sempre pubblicità politica, ma è garantita Bugatti può permettersi di saltare buona parte di questi passaggi: i suoi numeri le consentono di produrre una one-off, estrema, in grado di richiamare immediatamente alla mente una delle grandi supercar -o forse sarebbe più corretto affermare una delle prime hypercar- degli anni ’90: ovviamente parliamo della EB110.

Questa vettura, presentata in occasione del centodecimo compleanno di Ettore Bugatti, da cui il fantasioso nome, era frutto del progetto rivoluzionario di Romano Artioli, allora anche proprietario della Lotus, che decise di dedicarsi alla costruzione della più veloce automobile del mondo, in grado di battere la Ferrari F40, allora detentrice del record. Con i suoi 351 km/h di punta, nella versione Super Sport, si può tuttora considerare un’auto di altissimo livello, molto rara e, se non proprio bella, con un design perlomeno affascinante, iconico. Proprio il design della vettura, ormai appartenente al passato -e per fortuna diremmo noi, essendo una delle auto che hanno contribuito a farci uscire dal medioevo dell’automobilismo: gli anni ’80- ha rappresentato la sfida più impervia per gli attuali stilisti della Casa, ritrovatisi a dover trasformare le linee bidimensionali di un’auto a cuneo nelle morbide forme delle ultime Bugatti. Artioli, pur mantenendo la classica calandra a ferro di cavallo, non ha ceduto nulla alla tradizione Bugatti: i classici elementi che stanno tanto cari agli attuali designer, come la C appena dietro le portiere, non vennero neppure pensate a Campogalliano.
La sfida, una di quelle interessanti questa, che fondendo due auto così diverse ne fa nascere una nuova, è stata secondo noi superata egregiamente, con un design nuovo, fresco e non appesantito come la Voiture Noir, attraverso richiami sobri alla vettura del passato e niente idee troppo strane per il futuro. Non è certamente il nostro ideale di automobile, ma c’è di peggio. Sinceramente preferiamo la Voiture Noir, pur essendo più artificiale è certamente più d’impatto, forse troppo. La sobrietà della Centodieci rende però onore alla 110, che non era certamente una macchina appariscente, nonostante la forma e l’altezza ridottissima.

La complicata sfida del design, in questi esempi di hommage, passa sempre per qualche dettaglio che irrimediabilmente ricorda la caratteristica per cui è immediatamente riconoscibile la dedicataria. Anche perché gli hommage si fanno solo ad auto iconiche e ogni auto iconica ha almeno una di queste caratteristiche. Alla EB110 questi notevoli dettagli non mancano: le luci posteriori frammentate, le prese d’aria laterali forate, le sottili luci anteriori. Tutti elementi questi che sono stati riportati nella Centodieci in maniera innovativa, con un gusto moderno che strizza l’occhio al passato, con un certo tatto: sapendo di non poter imitare servilmente la EB110, la richiamiano qua e là senza pretese. Del resto le proporzioni sono completamente diverse.
Il risultato, nonostante le perplessità iniziali, non è spiacevole, tutt’altro: le prese d’aria forate in particolare richiamano immediatamente la dedicataria, ma donano anche alla Chiron. Un ultima postilla è necessaria: un discorso è fare un hommage a una vettura usando un’utilitaria, ben altro lavorare sulla carrozzeria di un’auto da 1.600 cv, che per fare in sicurezza uno 0-100 in 2,4 secondi e superare abbondantemente i 400 km/h, deve avere una carrozzeria pensata per quelle velocità e quegli sforzi. Bugatti dimostra ancora una volta di avere sia gli stilisti che gli ingegneri giusti. Vive la Marque!


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