Esistono automobili rare per produzione limitata, altre per prestigio, altre ancora perché semplicemente non avrebbero dovuto sopravvivere. Le due ALCA Volpe appena apparse in vendita su Catawiki raccontano proprio quest’ultimo caso: non solo due microvetture eccezionali, ma due reperti concreti di una delle vicende più singolari e controverse dell’industria automobilistica italiana del dopoguerra.
La storia inizia nel marzo 1947, quando a Roma viene presentata la Volpe, prodotta dalla ALCA, sigla di Anonima Lombarda Cabotaggio Aereo, società milanese che già dal nome lasciava intuire una certa elasticità industriale. L’idea seguiva un tema ricorrente nell’industria del tempo: costruire una vettura minima, accessibile, leggera, capace di offrire un’alternativa ancora più economica della Fiat 500 Topolino, in un’Italia dove possedere un’automobile restava un privilegio raro e che sarebbe poi stata concretizzata dalla Isetta. La stessa tematica era sviluppata in contemporanea in Germania e avrebbe portato anche allo sviluppo della mitica KR 200.
Tecnicamente il progetto della Alca non era improvvisato: la Volpe adottava una carrozzeria compatta, una struttura portante moderna per l’epoca e un piccolo motore bicilindrico due tempi da 125 cc progettato dall’ingegner Gioacchino Colombo, destinato di lì a poco a legare il proprio nome a ben altre vetture. Un dettaglio che ancora oggi rende sorprendente il contrasto tra il prestigio tecnico del motore e il destino farsesco della vettura.
La promozione fu infatti ambiziosa, con ordini raccolti in tutta Italia, campagne pubblicitarie insistenti, promesse di produzione in serie e persino l’annuncio di una partecipazione alla Mille Miglia, dove cinque Volpe sarebbero dovute apparire come simbolo di rinascita industriale nazionale. Ma nel giro di pochi mesi il progetto si trasformò in scandalo: nel 1948 emerse la bancarotta fraudolenta della società, mentre i dirigenti sparivano insieme a circa 300 milioni di lire raccolti come anticipi dai clienti. Le vetture realmente assemblate furono pochissime, forse meno di dieci.
È proprio qui che i due esemplari oggi all’asta diventano interessanti, perché rappresentano due momenti distinti della sopravvivenza del progetto.
Il primo, datato 1947, è probabilmente il più vicino alla configurazione originaria ALCA: una Volpe pura, essenziale, quasi da prototipo industriale, con quell’aspetto che oggi ricorda le future bubble car europee ma che all’epoca cercava semplicemente di essere il minimo indispensabile su quattro ruote.
☛ ALCA – Volpe – NO RESERVE – 1947 – Catawiki
Il secondo esemplare, immatricolato nel 1951 come Parvus/Fox, racconta invece la fase successiva: il recupero delle vetture superstiti da parte della Carrozzeria Parvus di Piacenza, che tentò di dare continuità commerciale a ciò che ALCA aveva lasciato incompiuto. Qui compare anche un dettaglio straordinario: il motore originale Colombo ancora funzionante, elemento quasi unico tra i superstiti conosciuti.
☛ Alca – Parvus Volpe Mille Miglia – NO RESERVE – 1951 – Catawiki
Mentre la prima ha sicuramente il fascino del pezzo raro ma poco altro, la seconda vanta invece un design simpatico e l’indubbia rarità di essere l’unica 1000 Miglia esistente. Senza prezzo di riserva, sono due auto da tenere d’occhio.
Segnaliamo inoltre che in passato avevamo già passato, ma senza sapere che una delle rarissime preparate per la 1000 Miglia fosse sopravvissuta, sebbene passando per la Carrozzeria Parvus.
