Ferrari Luce, svelati gli interni

Ferrari ha svelato ufficialmente il nome, molto interessante, e gli interni della sua nuova sportiva completamente elettrica: Ferrari Luce. Non si tratta soltanto di un nuovo modello, ma dell’apertura di un capitolo inedito nella storia del marchio e per farlo si sposta nel cuore della cultura globale del design tecnologico: San Francisco.

Il nome “Luce” non è stato introdotto come semplice etichetta commerciale, bensì come vera e propria dichiarazione. In questo senso, la Luce si propone come sintesi tra tradizione sportiva e una nuova sensibilità progettuale, più attenta alla qualità dell’esperienza complessiva, anche se abbiamo dei forti dubbi che sia il tipo di qualità che uno storico cliente Ferrari ricerca.

Il progetto nasce dalla collaborazione con LoveFrom, il collettivo creativo fondato da Jony Ive insieme a Marc Newson. Attivo dal 2019 e con studi a San Francisco e Londra, LoveFrom lavora con un numero selezionato di partner, tra cui OpenAI, e collabora con Ferrari da cinque anni su ogni dimensione della nuova vettura.

Durante la fase di sviluppo, LoveFrom ha lavorato con il Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni, con l’obiettivo di tradurre un linguaggio di design trasversale in un’esperienza autenticamente Ferrari. Il risultato è un abitacolo concepito come un unico volume pulito, razionalizzato intorno alla guida. Le forme sono semplificate, gli elementi essenziali chiaramente organizzati tra input (controlli) e output (display). Hardware e software sono stati sviluppati insieme, così che architettura fisica e comportamento dell’interfaccia risultino coerenti.

La filosofia progettuale punta a ridurre il carico cognitivo del conducente, il che non sembrerebbe essere un complimento per la nuova clientela. Le grafiche del quadro strumenti si ispirano alla chiarezza degli strumenti analogici storici Veglia e Jaeger degli anni Cinquanta e Sessanta, combinando riferimenti classici con tecnologia OLED di ultima generazione. Il binnacle, montato sul piantone dello sterzo e solidale ai suoi movimenti, integra due display OLED sovrapposti sviluppati con il supporto degli ingegneri di Samsung Display. Tre aperture nel pannello superiore rivelano le informazioni del display retrostante, creando un effetto di profondità visiva inedito. Un tachimetro Jaeger non ne aveva semplicemente bisogno.

Il volante reinterpreta il classico tre razze Nardi degli anni Cinquanta e Sessanta in chiave contemporanea. Realizzato in alluminio riciclato sviluppato specificamente per la Luce, è composto da 19 parti lavorate CNC e pesa 400 grammi in meno rispetto a un volante Ferrari standard. I comandi sono organizzati in due moduli analogici, ispirati alle monoposto di Formula Uno, e sono stati sottoposti a oltre venti test con i collaudatori Ferrari per perfezionare feedback meccanico e acustico.

Il pannello di controllo centrale, orientabile verso guidatore o passeggero, include un multigrafo meccanico con tre motori indipendenti e quattro modalità operative – orologio, cronografo, bussola e launch control – unendo micro-ingegneria e tradizione orologiera, via questa gi- aperta dalla Bugatti Tourbillon qualche anno fa, con maggior coraggio.

Nel complesso, l’interno della Ferrari Luce appare come un esercizio di sintesi estfrema: artigianalità, rigore funzionale e innovazione tecnologica convivono senza sovrapporsi e sembrano in effetti un po’ slegati, tanti piccoli pezzi indipendenti, come del resto sono stati presentati a San Francisco. In attesa dei dati definitivi su prestazioni e autonomia (su una Ferrari!) la presentazione californiana chiarisce almeno un punto: per Ferrari, l’elettrico non è una deviazione, non si torna indietro dopo un così elevato investimento di risorse, sia economiche che d’immagine.


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