Milano Autoclassica – Rolls Royce protagonista

A Milano AutoClassica 2025, il lusso ha un nome solo: Rolls-Royce.
Nell’area celebrazioni, ben nove esemplari — quasi tutti carrozzerie fuoriserie — raccontano la storia di un marchio che non ha mai conosciuto la parola “compromesso”. Curata da Davide Bassoli, massimo esperto italiano del marchio e presidente della sezione nazionale del Rolls-Royce Enthusiasts’ Club, l’esposizione è una vera e propria lezione di stile britannico, dal ruggito sommesso della Phantom I del 1925 al sussurro vellutato della Corniche S degli anni Novanta.


Cent’anni di Phantom

Il 2025 segna il centenario della Phantom, l’ammiraglia delle ammiraglie, costruita in otto generazioni e ancora oggi simbolo di potenza silenziosa.
L’esemplare esposto a Milano è una Phantom I del 1925, carrozzeria tourer quattro porte Brewster, costruita nello stabilimento di Springfield, Massachusetts.
Una Rolls americana? Esattamente. Dopo la Prima Guerra Mondiale, gli alti dazi d’importazione convinsero la Casa a produrre oltreoceano. Il risultato: la stessa perfezione inglese, ma con uno stile decisamente più yankee.


Eleganza per dottori e gentlemen

Negli anni Venti, Rolls-Royce decise che anche i clienti “meno reali” (pur sempre aristocratici) meritavano un’auto con lo Spirit of Ecstasy sul cofano.
Nacque così la Twenty, poi la 20/25 HP del 1933, come quella in mostra: una raffinata coupé Park Ward destinata a un medico londinese.


La rinascita del dopoguerra

Con la Silver Wraith del 1954, Rolls-Royce riprese la produzione dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Touring Limousine esposta, carrozzata da Freestone & Webb, incarna la discrezione aristocratica: pannello divisorio con vetro a scomparsa e sedili posteriori per chi la vita preferisce farsela guidare.
Un’auto fatta per arrivare tardi, ma sempre in modo impeccabile.


La “Safari” da caccia

Nel 1958 nasce una delle più eccentriche Rolls mai costruite: la Silver Cloud I Estate, prima di soli due esemplari. Mulliner e Radford collaborano per creare una familiare con portellone sdoppiato e una… fuciliera nel bagagliaio.
Sì, la Rolls “Safari”: per chi voleva andare a caccia di fagiani senza rinunciare al tappeto Wilton e al tè delle cinque. È anche l’ultima a montare il sei cilindri in linea progettato da Henry Royce nel 1922. Abbiamo già avuto la fortuna di vedere uno dei due a Villa d’Este nel 2013, vedremo se l’esemplare qui esposto sarà lo stesso esemplare beige (con artiglieri Purdey).


La Silver Cloud II: il glamour su ruote

Arriviamo agli anni Sessanta, quando la Silver Cloud II — prima Rolls con motore V8 — diventa protagonista del jet set.
La versione esposta, un’elegante cabriolet del 1960 consegnata a Parigi.


La rivoluzione (gentile) della Silver Shadow

Nel 1965 la Casa di Crewe osa: la Silver Shadow introduce scocca portante, sospensioni indipendenti e freni a disco.
L’esemplare in mostra, chiamata Ellie, è una Shadow I del 1969 in un raffinato Regal Red, tetto apribile e set da picnic abbinato. Motore 6.2 litri e cambio automatico a tre marce: il progresso, ma con la voce di un maggiordomo.


Corniche: la dolce vita inglese

Dalla berlina Shadow nasce la Corniche Fixed Head Coupé, carrozzeria Mulliner-Ward, prodotta dal 1966 al 1981.
L’esemplare del 1980, color sabbia metallizzato con interni cioccolato, trasuda eleganza -relativa- anni Settanta.


Ambrogio e la Silver Spur

Gli anni Ottanta e Novanta vedono protagonista la Silver Spirit e la sua sorella a passo lungo, la Silver Spur.
La vettura del 1993 in esposizione è una Spur II, blu metallizzato con interni beige. È lei la Rolls dello spot con Ambrogio, simbolo di un’epoca in cui l’eleganza si misurava anche in metri quadri di moquette.


Corniche S: il canto del cigno

Chiude la mostra una rarissima Corniche S del 1995, una delle sole 25 costruite. Ultima della sua stirpe, dotata di motore V8 turbocompresso la cui potenza, come da tradizione, non è mai stata dichiarata: “adeguata”, si limitava a dire la Casa.
In realtà, dovrebbero circa 300 cavalli, ma guai a chiedere…


E per chiudere questo florilegio di pietre miliari del più iconico produttore inglese, non ci rimane che citare uno degli adagi di uno dei suoi fondatori:

Prendi il meglio che esiste e miglioralo. Se non esiste, crealo


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